La Seconda Guerra Mondiale

HIROSHIMA E NAGASAKI

Il 6 agosto del 1945, l’aeronautica militare statunitense sganciò la famosa “Little Boy” sul Giappone, la bomba atomica che devastò la città di Hiroshima a cui, dopo soli 3 giorni, seguì l’altrettanto letale “Fat Man”, su Nagasaki.
 
Gli americani avevano messo a punto le bombe atomiche con l’aiuto sia del Canada che del Regno Unito. Il Progetto Manhattan era finalizzato alla costruzione di tali ordigni ancor prima che i nucleari tedeschi avessero completato gli studi commissionati da Hitler per la realizzazione di un’arma di distruzione di massa.
 
Harry S. Truman, Presidente degli U.S.A, vedeva la scelta del bombardamento come una rapida risoluzione del conflitto, sufficiente per ottenere la resa del Giappone.
 
Il 26 luglio dello stesso anno, nella Dichiarazione di Potsdam, Truman e gli Alleati fissarono i termini per la resa nipponica. Il giorno seguente i media riportarono la notizia in tutto il Giappone, ma il governo militare respinse ogni dichiarazione.
La bomba atomica rimaneva ancora segreta, la sua esistenza non era stata accennata in alcun modo.
 
A Los Alamos, durante la riunione svoltasi tra il giorno 10 e l'11 del mese di maggio, gli obiettivi suggeriti furono: Kyoto, Hiroshima, Yokohama, o gli arsenali militari di Kokura.
 
Nella decisione sull’obiettivo definitivo su cui sganciare la bomba, si presero in considerazione anche gli effetti psicologici, non solo militari. Inoltre, si desiderava che l’ordigno producesse effetti spettacolari, tali da rendere la sua importanza riconosciuta a livello mondiale.
 
Le prima scelta conclusiva fu Kyoto, celebre centro intellettuale del Giappone. Gli americani, infatti, ritenevano che la sua popolazione fosse “in grado di apprezzare maggiormente l’importanza dell’arma”.
La seconda cadde invece su Hiroshima, dove era ubicato un importante deposito militare: in questo caso gli effetti della bomba atomica si sarebbero rivelati ulteriormente devastanti.
 
Alla fine, Henry L. Stimson, Segretario alla Guerra, decise di scartare Kyoto come obiettivo, a causa della sua grande importanza culturale.
 
ll 25 luglio del 1945 fu dato l’ordine al Generale Carl Spaatz di sganciare la bomba su una città a scelta tra: Hiroshima, Kokura, Niigata e Nagasaki.
 
 
Hiroschima
 
Fu Hiroshima a divenire l’obbiettivo primario dell’attacco nucleare, avvenuto il 6 agosto del 1945. I motivi erano molteplici. Si trattava di una città di notevole importanza, sia da un punto di vista militare che industriale. Rappresentava un punto di smistamento delle truppe ed, inoltre, un grande centro per le comunicazioni e lo stoccaggio delle merci. Infine, la città era potenzialmente ad altissimo rischio d’incendio.
 
Il B-29 Enola Gay, pilotato dal colonnello Paul Tibbets, partì dalla base area di Tinian prevedendo di raggiungere il Giappone in 6 ore circa. Le condizioni atmosferiche erano ottime.
 
 
Nagasaki
 
Nagasaki rappresentava uno dei più importanti porti del Giappone meridionale, sia a livello bellico che industriale. Le attività che caratterizzavano la città riguardavano principalmente la produzione di munizioni, navi, equipaggiamenti militari e materiali bellici vari.
 
La maggior parte delle case erano costruite con strutture di legno. Anche molti stabilimenti ospitavano alloggi per gli operai fatti di questo materiale, così facilmente infiammabile, tale da far diventare Nagasaki un obiettivo nucleare altamente appetibile.
 
Al 1 agosto del 1945 erano già state sganciate alcune bombe ad alto potenziale: sui cantieri navali, sul porto, nella parte meridionale della città, sulla Fabbrica d’Acciaio e d’Armi Mitsubischi e sull’Ospedale e la Scuola medica della città. Nonostante i danni procurati fossero modesti, molti abitanti si erano dati alla fuga.
 
Otto giorni dopo l’equipaggio del bombardiere B-29 Superfortress Bockscar, comandato dal Maggiore Charles W. Sweeney, si alzò in volo con a bordo la celebre “Fat Man”, ma inizialmente in direzione di Kokura.
 
A causa del cattivo tempo, il volo prese la volta dell’obiettivo secondario: Nagasaki. Dopo poche ore dal lancio, alle 11:00, l’osservatore del bombardiere da ricognizione The Great Artiste, Capitano Frederick C. Bock, decise di sganciare, attaccati a 3 paracaduti, degli strumenti che contenevano messaggi diretti al Prof. Ryokichi Sagane, fisico nucleare dell’Università Imperiale di Tokyo. I messaggi, seppur ritrovati dalle autorità militari, non vennero consegnati a Sagane.
 
Dopo pochi minuti, il Capitano Kermit Beahan avvistò il nuovo obiettivo: la zona industriale di Nagasaki.
Fat Man esplose a 469 metri di altezza, a metà strada tra la Fabbrica d’Acciaio e d’Armi Mitsubischi e la Mitsubishi-Urakami, ma a circa 4 km a nord-ovest dell’epicentro previsto.
 
Le stime affermano che rimasero uccisi all’istante circa 40.000 dei 240.000 residenti, ma molte persone esposte alle radiazioni morirono anche durante i mesi che seguirono l’esplosione.
 
I superstiti furono soprannominati “hibakusha”, termine nipponico che significa “persona esposta alla bomba”. Essi divennero il nucleo del pacifismo che segnò il Giappone per tutto il dopoguerra.