La Seconda Guerra Mondiale

1943. CROLLO ITALIA FASCISTA

Nel novembre del 1942 i sovietici, a Stalingrado, costrinsero alla resa un’intera armata. Nel gennaio dell’anno seguente, le truppe italiane subirono gravi sconfitte in Africa. Nel mese di marzo, i lavoratori del Centro Nord proclamarono uno sciopero, il primo verificatosi sotto il regime fascista, rivendicando “pane, pace e libertà”.
 
Alcuni tra i più importanti industriali italiani, tra cui Agnelli, Donegani, Pirelli, Cíni e Volpi, speravano nella formazione di un Governo senza Mussolini.
 
Anche prima del 25 luglio, erano molti i segnali della crisi della fascismo. La fine del Regime fu definitivamente sancita dalla riunione del Gran Consiglio, svoltasi nella notte tra il 24 e il 25 luglio, e a cui seguì l’immediata sostituzione di Mussolini al capo del Governo, a favore del Re Vittorio Emanuele III, preannunciata già da tempo.
 
Nella riunione del Gran Consiglio fu votato un ordine del giorno che prevedeva il ripristino di tutte le funzioni statali della Corona, del Gran consiglio, del Governo e del Parlamento. Inoltre, emerse la necessità che il comando delle forze armate, sino allora tenuto da Mussolini, venisse assunto dal sovrano, come prescritto dall’Art. 5 dello Statuto.
 
Mentre gli italiani si riversavano sulle strade esultando al grido di “pace e libertà”, il Primo Ministro Generale Badoglio annunciava: “la guerra continua”.
 
L’armistizio con gli angloamericani fu reso pubblico l’8 settembre, il giorno dell’inizio dell’occupazione nazista di Roma.
 
All’alba del 9 settembre, Vittorio Emanuele III fuggiva, insieme al Governo, da Roma a Brindisi, sotto la protezione degli Alleati.
 
Il 13 ottobre il Regno del Sud dichiarò guerra alla Germania, schierandosi a fianco degli Alleati.
 
Il 12 settembre Mussolini venne liberato dai tedeschi e decise di costituire, a Nord, la Repubblica Sociale Italiana (Rsi), che aveva come sede del Governo Salò, sul lago di Garda.
 
Mussolini intendeva combattere contro gli artefici del “tradimento” del 25 luglio: monarchici, fascisti moderati e badogliani. La Repubblica Sociale di Mussolini non acquisì la credibilità sperata, più che altro per la sua totale dipendenza dai tedeschi.
 
Dopo la liberazione di Roma i tedeschi si ritirarono sulla Linea Gotica, tra Rimini e Pisa.
 
Nel marzo del 1945, gli Alleati dilagarono tra Germania e Italia.
 
Torino, Milano, Bologna e Genova, liberate dai partigiani, erano sotto il controllo dei Comitati di Liberazione che, il 25 aprile, avevano proclamato l’insurrezione popolare.
 
 

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