La Seconda Guerra Mondiale
1942. ANNO DELLA SVOLTA
All’alba del 7 dicembre del 1941 iniziarono i bombardamenti del Giappone sulla base navale di Pearl Harbor.
Le bombe lanciate dagli aerei nipponici distrussero quasi completamente la flotta americana, provocando l’entrata in guerra degli Stati Uniti.
Il Giappone aveva bisogno di espandersi per ovviare alla crisi economica, scoppiata in seguito ai 4 anni di guerra con la Cina.
L’industria tessile, caposaldo dell’economia nipponica, produceva appena al 40% delle proprie possibilità. Per cercar di risollevare questa situazione, l’esercito decise di attuare un colpo di mano contro il Sud-Est asiatico, al fine di impadronirsi dei prodotti del suo mercato: riso, zucchero, stagno, petrolio, tabacco, etc.
A Washington, il Colonnello William S. Friedmann ed il suo team di decrittatori erano in grado di decifrare i codici diplomatici giapponesi, ed erano pertanto a conoscenza dell’intenzione di attaccare Pearl Harbor. Non è infatti chiaro come non si sia potuta evitare la disgrazia.
L’operazione di Pearl Harbor fu ideata dall’Amiraglio Isoroku Yamamoto. Prevedeva la completa distruzione della base avversaria attraverso azioni estremamente rapide.
Yamamoto ordinò ad un ristretto gruppo di stato maggiore di progettare un attacco a sorpresa ai danni di Pearl Harbor, perché solo in questo modo avrebbero facilmente raggiunto gli obiettivi prefissati riguardo all’Asia Sud-Orientale.
Agli ordini dell’Ammiraglio di Squadra Chuichi Nagumo erano posizionati:
- un gruppo di assalto composto da 6 portaerei, Kaga, Akagi, Hiryu, Soryu, Zuikaku e Shokaku;
- un gruppo di appoggio di 2 incrociatori da battaglia (Hiei e Kirishima), 2 corazzate e 2 incrociatori pesanti;
- un gruppo esplorante con un incrociatore leggero, 9 cacciatorpediniere e 28 sommergibili;
- 8 petroliere con il compito di rifornire la squadra in navigazione.
Il 10 novembre la “forza speciale” giapponese si mosse dalle basi di Kure ed Hiroshima. Le navi risalirono a Nord, verso l’Arcipelago delle Curili.
Il 4 dicembre una spia che operava a Honolulu, un dentista giapponese, scoprì che a Pearl Harbor non erano stati ancora montati i congegni antisiluro ricevuti dagli Stati Uniti.
La notte del 6 dicembre la flotta salpò in modo definitivo contro il suo obiettivo.
A Washington nessuno sperava più nella pace. Il segretario di Stato, Hull, aveva posto ai giapponesi condizioni praticamente inaccettabili:
- la rottura del patto tripartito con Italia e Germania;
- l’evacuazione di Cina e Indovina;
- il riconoscimento di Chang Kai-shek.
Il 7 dicembre, i 183 aerei inviati da Nagumo lanciarono la loro prima bomba.
I primi 5 siluri colpirono prua e poppa dell’ “Oklahoma”, la seconda ad essere affondata fu la “California”. Fu poi la volta dell’ “Arizona”, della “West Virginia”, della “Tennessee” e “Pennysilvania”. Gran parte della flotta statunitense fu messa fuori combattimento.
Per quanto riguarda la Germania, durante l’avanzata tedesca in Urss la maggior parte delle forze era concentrata a Sud, ad assediare Stalingrado.
I sovietici passarono alla controffensiva. Le 3 armate della Germania vennero accerchiate e, sebbene il volere di Hitler fosse contrario, il comandante tedesco Von Paulus decise di arrendersi.
La Russia di Stalin iniziava a progettare una serie di offensive nei confronti dei Paesi dell’Europa Orientale.
In Africa settentrionale le truppe britanniche, sotto la guida di Mongomery, lanciarono il proprio attacco contro l’esercito italo-tedesco, presso El Alamein. In seguito alla sconfitta subita ebbe inizio la ritirata italo-tedesca.
Nel frattempo, le truppe americane guidate da Eisenhower fecero sbarco in Marocco. Intanto, in Europa i tedeschi procedevano all’occupazione militare di Vichy, in Francia.
Nel mese di maggio del 1943, In Africa, gli Stati Uniti conquistarono il Marocco e l’Algeria e, grazie alla resa degli italo-tedeschi, in seguito anche la Tunisia.
Iniziarono una serie di conferenze sul tema della guerra, la prima delle quali si tenne a Casablanca, tra Churchill e Roosevelt. Emerse che la questione del secondo fronte avrebbe dominato i rapporti tra gli Alleati fino alla conclusione del conflitto.
Lo sbarco in Italia, deciso nella conferenza TRIDENT del maggio del 1943 tra Roosevelt e Churchill, veniva considerato secondario paragonato a quello francese o balcanico: rappresentava solo una sorta di compromesso imposto dalle circostanze.








