La Seconda Guerra Mondiale
1939-1940 L’OFFENSIVA TEDESCA
Tra il mese di ottobre del 1939 e l’aprile dell’anno dopo, la Germania non passò subito all’azione contro la Francia, come tutti credevano.
I due rispettivi schieramenti combatterono senza riportare alcun risultato, al riparo delle linee della Maginot francese e della Sigfrido tedesca.
Fu una sorta di guerra priva di battaglie, morti o prigionieri, caratterizzata da un’estrema lentezza.
In attesa di uno scoppio definitivo delle ostilità, i contrasti tra le due strategie belligeranti, completamente differenti, si fecero più forti.
La Francia si mantenne fedele ai tradizionali dettami della strategia classica, in posizione strettamente difensiva.
Il Generale Guderian diffuse e rese esecutive le proprie teorie strategiche sui carri armati come strumento di attacco, capace di eseguire sfondamenti estremamente rapidi.
La sua intuizione era sfruttare la velocità e la resistenza del carro armato, atte a garantire un’avanzata rapida e tale da creare una breccia incolmabile dal nemico.
Grazie alla loro potenza ed autonomia, i carri armati davano la possibilità di polverizzare in un unico punto lo schieramento avversario, potendo così effettuare accerchiamenti talmente veloci da risultare fatali per il nemico.
L’intuizione tedesca portò alla costituzione della Divisione Panzer.
Più avanti, il Generale De Gaulle, seppur non ascoltato dai francesi, predicava che la difesa del Paese non poteva limitarsi alla Linea Maginot, poiché:
“Il motore attribuisce ai mezzi moderni di distruzione una potenza, una velocità ed un raggio d’azione tali che la guerra sarà, presto o tardi, contraddistinta da movimenti, sorprese, irruzioni, inseguimenti, i quali, per ampiezza e rapidità, supereranno di gran lunga quelli degli avvenimenti più folgoranti del passato”.
De Gaulle aveva in mente la costituzione di un corpo d’armata meccanizzato, di 100.000 effettivi, con divisioni corazzate di 3.000 carri armati, aviazione da ricognizione, caccia ed assalto, artiglieria pesante e contraerea. Ma gli alti comandi non si dimostrarono assolutamente d’accordo.
Il 10 gennaio del 1940, Hitler stabilì per il giorno 17 l’inizio dell’offensiva decisiva ai danni della Francia. Lo stesso giorno, però, un piccolo aereo tedesco, a causa del maltempo, perse la rotta e fu costretto ad un atterraggio di fortuna in Belgio.
Un membro dell’equipaggio, il Maggiore Reinberger, nascosto dietro un cespuglio, cercò di bruciare delle carte. Il fumo, tuttavia, richiamò l’attenzione dei militari avversari sulla sua persona e sulla sua borsa, che conteneva documenti segretissimi riguardo al piano tedesco per l’invasione di Belgio ed Olanda.
La notizia fece precipitare il comando tedesco in una profonda costernazione. Hitler si consultò con il Generale Jodl ed il Maresciallo Goring, per stabilire se continuare secondo il programma o rinviare i piani.
Avendo poco tempo a disposizione, decisero di proseguire, ma Hitler dispose che l’intera operazione dovesse essere rielaborata con nuovi criteri, in modo tale da assicurare segretezza e sorpresa.
Il piano elaborato dal Generale Von Manstein, il Codice Sichelschnitt (che significa “colpo di falce”) fu approvato da Hitler. Esso prevedeva di sfondare nelle Ardenne, ai lati di Sedan, per poi attraversare la Mosa arrivando fino ad Abbevile, sulla Manica.








