La Seconda Guerra Mondiale
SVILUPPO E CRISI DEL CAPITALISMO
La prima crisi generale del capitalismo si svolse a partire dal 1910 fino al 1945.
La crisi, da economica, assunse presto risvolti anche politici e culturali. Ebbero inizio rivolte, guerre imperialiste, rivoluzioni proletarie.
In ogni Paese, la borghesia imperialista era impegnata a difendere duramente gli ordinamenti esistenti: sistema monetario mondiale e coloniale, ordinamenti giuridico-legislativi, etc. Tuttavia, ormai il capitale aveva occupato ogni spazio a disposizione in tali ambiti e continuare su questa linea senza sovvertirli si rivelava impossibile. I singoli gruppi imperialisti si potevano allargare esclusivamente a discapito l’uno dell'altro.
I rapporti tra la borghesia imperialista e le masse popolari si fecero in forte contrasto. La classe dominante non era più in grado di regolare i rapporti tra le sue stesse componenti, né tanto meno tenere a bada le masse con i sistemi tradizionali. Allo stesso tempo, le masse non erano più disposte ad accettare la disgregazione e le sofferenze derivanti dalla crisi.
La mobilitazione delle masse prevede fin dall’inizio una lotta interna tra due linee antagoniste, e si realizza esclusivamente con il prevaricare di una delle due. Inizialmente prevalse la mobilitazione reazionaria.
La borghesia imperialista aveva contrastato con successo la Sinistra, nell’accumulazione delle forze rivoluzionarie da parte della classe operaia. In ogni Paese sorsero gruppi borghesi che, in nome della salvezza dell’interesse generale della propria classe, sottomisero ai propri quelli degli altri gruppi, mettendosi a capo dell’intera mobilitazione.
La mobilitazione reazionaria, oltre che della guerra civile, assunse le forme di una vera e propria guerra tra Stati.
Allo scopo di contrastare l’instabilità del regime politico, la borghesia imperialista, in tutti i Paesi, utilizzò ogni mezzo che aveva a disposizione per aprire nel mondo nuovi spazi all’espansione degli affari dei gruppi capitalisti.
Durante i primi anni della crisi generale, le varie parti si prepararono alla guerra a livello politico, militare, economico ed anche psicologico.
Già durante la Prima Guerra Mondiale, in diversi Paesi la classe operaia trasformò la mobilitazione da reazionaria in rivoluzionaria.
L’unico tra i partiti della II Internazionale a dimostrarsi preparato ad affrontare la situazione fu il Partito Operaio Socialdemocratico della Russia, sotto la guida di Lenin, che riuscì a tramutare la guerra imperialista in una rivoluzione vincente, in quello che fu il primo “assalto al cielo” della classe operaia.
Nel 1917 ebbe inizio la conquista del potere politico ad opera della classe operaia russa. L’impresa si concluse nel 1921 con la vittoria sulle Armate Bianche.
Nel 1924 fu fondata l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).
Dalla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre ebbe inizio la prima ondata della rivoluzione proletaria, che segnò una nuova epoca per l’intera umanità.
Le altre rivoluzioni proletarie, scoppiate in tutta Europa, vennero represse ed in molti Paesi (tra cui anche l’Italia) il fermento non riuscì neppure a trasformarsi in un avvio alla conquista del potere.
Da questo momento in poi, la mobilitazione reazionaria ebbe sempre 2 direttrici guida: la guerra tra gruppi imperialisti e la repressione della rivoluzione.
La mobilitazione reazionaria si fece sempre più reale attraverso la nascita dei regimi terroristici di massa: fascismo, nazismo, franchismo, fino all’invasione giapponese della Cina e di altri paesi asiatici (1936-1945) ed allo scoppio del secondo conflitto mondale.
La classe operaia russa, attraverso i partiti comunisti, prese la direzione delle lotte antimperialiste di liberazione nazionale, che toccarono l’apice nella fondazione della Repubblica Popolare Coreana e nella conquista del potere in Cina (1949), con la creazione della Repubblica Popolare Cinese (RPC).








