La Seconda Guerra Mondiale

IL MOVIMENTO OPERAIO

Il movimento operaio si sviluppò a partire dagli inizi del XIX secolo in Europa e negli Stati Uniti. Iniziò ad espandersi soprattutto dopo la Rivoluzione Industriale, lo sviluppo del capitalismo e la nascita delle varie associazioni ed organizzazioni dei lavoratori.
 
I movimenti presero forma dalle società di mutuo soccorso, fino a diventare veri e propri sindacati.
 
Le prime associazioni dei lavoratori, le “Trade Unions”, furono istituite in Gran Bretagna, nel 1824 . Successivamente, fecero la loro comparsa anche in Francia (1864) ed in Germania (1869). 
 
Lo scopo primario era aumentare i salari e rendere migliori le condizioni di vita, attraverso una serie di lotte sociali e di riforme. Tra le atre finalità, erano comprese anche la riduzione dell’orario lavorativo e la tutela del lavoro minorile e femminile.
 
In questo periodo nacque il cosiddetto socialismo scientifico, che darà vita alla Prima Internazionale, nota anche sotto il nome di Associazione Internazionale dei Lavoratori (A.I.L.).
 
Contemporaneamente, c’era anche un’altra corrente, quella del sindacalismo rivoluzionario, ispirata al pensiero del francese Georges Sorel. In Italia i suoi maggiori esponenti furono l’ancora giovane Benito Mussolini ed il socialista Arturo Labriola.
 
Il movimento operaio favorì la costituzione di differenti partiti e movimenti politici. Da quelli di ispirazione mazziniana, socialista, laburista e cattolica, a quelli rivoluzionari di ispirazione socialista rivoluzionaria e comunista, a quelli conservatori e fascisti, fino agli anarchici.
 
Dall’unione dei movimenti operai ebbero origine le prime grandi formazioni sindacali, come la Confédération générale du travail in Francia (1895) e la C.G.L. in Italia (1906).
 
Marx aveva elaborato una concezione filosofica del movimento operaio, attraverso un’analisi delle forme economiche delle società precedenti. Secondo la sua teoria, alla base di ogni società vi sarebbero i rapporti tra le varie forze economiche e produttive.
 
Marx vedeva il mondo diviso in due parti: gli sfruttatori e gli sfruttati, i ricchi e i proletari. Vedeva come indispensabile che la parte proletaria progettasse un cambiamento volto ad attuare una società senza classi. A tal scopo, il processo rivoluzionario si rivelava ai suoi occhi determinante.
 
All’inizio del secolo la capacità organizzativa e politica del movimento socialista era in forte aumento. Lo sfruttamento umano della classe proletaria, essenza del capitalismo, rappresentava la causa principale per cui il movimento operaio internazionale non riusciva a venire a patti con il Governo.
 
Il dibattito sul riformismo diede vita, nei partiti operai e socialisti, alla tendenza a cercare nuove prospettive di lotta. George Sorel riteneva che la “crisi del marxismo” fosse ormai un dato di fatto, e che occorresse la spinta rivoluzionaria della forza aggregatrice operaia.
 

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