La Seconda Guerra Mondiale
ECONOMIA CAPITALISTA
Secondo la tesi marxista, ad ogni grado di sviluppo delle forze produttive corrisponde una determinata forma di rapporti produttivi.
Capitalismo e socialismo possono coesistere e svilupparsi sulla medesima base tecnica e materiale.
La struttura delle forze produttive capitalistiche, nel tempo, si è dimostrata talmente eterogenea da sviluppare rapporti produttivi molto più grandi dei precedenti.
La formula della “maturità delle premesse materiali” presuppone un livello di socializzazione della produzione capitalista tale da autorizzare in modo oggettivo una riorganizzazione del mondo socialista.
La maturità delle premesse oggettive rappresenta un intero periodo storico, durante il quale i diversi modi di produzione possono coesistere e funzionare sulla stessa base tecno-materiale.
La questione va oltre il fattore soggettivo. In linea teorica, la transizione al socialismo può essere generata da due situazioni:
- da una situazione estrema, scatenata per ragioni specifiche, una crisi nazionale che metta completamente sottosopra il sistema delle relazioni sociali;
- dalle conseguenze concrete della competizione globale delle due formazioni mondiali, qualora la superiorità del socialismo induca ampi strati sociali del capitalismo a cercare un’alternativa.
Nella prima metà del Novecento, l’evoluzione del capitalismo è stata segnata da forti contraddizioni, che avevano fatto credere ai marxisti che la fine di tale formazione sociale fosse incombente.
Il capitalismo moderno è passato da uno sviluppo determinato prevalentemente da meccanismi che agivano in modo spontaneo, ad un genere di sviluppo sottoposto ad una forte regolazione.
L’analisi marxista delle formazioni sociali inizia con un’attenta analisi delle rispettive basi economiche. Il modo di produzione genera la dinamica di ogni forma di attività all’interno di una società, ma se questa determinazione avviene è perché la politica, il diritto e l’ideologia possiedono una dinamica propria, esercitando un impatto proprio a livello economico.
Lenin affermò che “la politica è la sintesi dell’economia”. Tale principio può essere applicato anche nell’ambito del capitalismo. Dal punto di vista del capitale, il capitalismo monopolistico-statale sembra infatti una sorta di imitazione del socialismo.
Marx ed Engels sostenevano che le idee divenissero una vera e propria una “forza materiale”. Tale affermazione non si riferisce solo a quelle di stampo rivoluzionario, ma anche all’ideologia in senso lato. Se il capitalismo è riuscito a superare la grave crisi dei primi decenni del secolo è stato proprio grazie all’ideologia e alla politica.
A partire dagli anni Trenta fino agli anni Cinquanta sono state elaborate teorie assolutamente inedite: il keynesismo, la teoria della società industriale, l’economia di mercato sociale, l’economia mista, la rivoluzione manageriale, lo Stato del benessere, etc.
Il capitalismo ha dimostrato di possedere “autocognizione” e “self-teaching”.
Le linee chiave dei meccanismi di autosviluppo del capitale sono le seguenti.
- Assicurare l’efficacia del mercato e, nel contempo, la regolazione degli squilibri socio-economici da esso generati.
- Consolidare il sistema di sfruttamento capitalista e la regolazione dei rapporti capitale/lavoro.
- Garantire la stabilità politica del sistema con una regolazione flessibile delle contraddizioni sociali.
Tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, l’evoluzione principale delle relazioni tra lo Stato e la società ha portato alla costituzione di un articolato sistema di istituzioni, finalizzate a garantire i rapporti socio-politici nel quadro della democrazia rappresentativa.








