La Seconda Guerra Mondiale

IL RUOLO DELLE DONNE

La politica fascista mantenne nei confronti della donna una sorta di atteggiamento ambivalente. Da un lato le donne venivano considerate come gli angeli del focolare, dall’altro il regime cercava di coinvolgerle per ottenere anche il loro consenso.
 
La donna doveva ricoprire i ruoli di madre, moglie e massaia, fino a farsi portavoce della missione patriottica. In altre parole, “una donna fascista per l’Italia fascista” .
 
Negli anni del fascismo fu istituito l’O.M.N.I., l'Opera Nazionale per la protezione della Maternità e dell’Infanzia.
 
La donna venne istruita nell’economia domestica, nell’educazione all’infanzia e nell’assistenza sociale. Furono anche introdotti l’educazione fisica e lo sport femminile.
 
Nel 1942, nel Codice Civile, il giurista Rocco definì la famiglia un’ “istituzione sociale e politica”.
 
All’interno della politica di incremento demografico, stabilita da Mussolini, lo slogan “Madri nuove per i figli nuovi” esaltava la funzione sociale della donna in ogni occasione.
 
Da sempre ignorata dal potere, la donna fu particolarmente sensibile all’appello del Duce, nonostante la visione molto gerarchica del rapporto fra i sessi: il fascismo esaltava infatti il culto della virilità.
 
Il diritto di famiglia, disciplinato nel 1865 dal Codice Pisanelli, precludeva alla donna qualsiasi tipo di decisione che avesse natura giuridica o commerciale, se non previa autorizzazione del marito o del padre. La stessa tutela dei figli era considerata una prerogativa esclusivamente maschile.
 
Con il Concordato del 1929, la Chiesa aveva dato il proprio sostegno al consolidamento del modello di famiglia unita e fondata su un sistema di potere asimmetrico fra i sessi e le generazioni”.
 
L’ideologia fascista dava alla donna l’illusione di sostenere le sue aspirazioni ma, di fatto, la relegava nei suoi ruoli tradizionali, varando misure contrarie al lavoro femminile.
 
Con la guerra di Etiopia del 1935, il nazionalismo razzista ed antifemminista si fece ancora più accentuato. Furono sciolte le associazioni femminili più importanti e soppresse alcune riviste, tra cui: “Rassegna”, “Almanacco della donna italiana” e “Donna Italiana”.
 
Vennero eliminate tutte le attività che potevano in qualche modo allontanare la donna da quello che il fascismo vedeva come suo unico scopo: sposarsi e mettere al mondo il maggior numero di figli possibile. Al fine di incrementare le nascite, lo Stato vietò l’uso di anticoncezionali ed il ricorso all’aborto.
 
Un manuale di igiene degli anni Trenta recita: “Lo scopo della vita di ogni donna è il figlio. […] La sua maternità psichica e fisica non ha che questo unico scopo”.
 
Le bambine per accedere alla scuola media dovevano pagare una tassa doppia rispetto a quella stabilita per i bambini.
 
Un Decreto Legge del 05/09/1938 impose una riduzione al 5% del personale femminile impiegato nella Pubblica Amministrazione.
 
Le donne del regime dovevano loro malgrado accettare di vivere secondo lo slogan del Duce: “per obbedire, badare alla casa, mettere al mondo figli e portare le corna”.
 

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