La Seconda Guerra Mondiale

IL RUOLO DEI MEDIA. PROPAGANDA E INFORMAZIONE

Durante la Seconda Guerra Mondiale non entrarono in campo solo le armi tradizionali e le più sofisticate armi chimiche, fu introdotto un altro potente mezzo capace di stravolgere le sorti del confitto: i mass media.
 
Apparentemente innocui, i mezzi psicologici investirono le popolazioni con una costante emissione di messaggi, in cui il tema prevalente era lo scontro ideologico.
 
La propaganda fascista fu indubbiamente quella che ottenne più presa in Italia. Senza nascondere la propria volontà autoritaria, e dichiaratamente antidemocratica, faceva appello alla teoria di un’ “unità nazionale”, all’esaltazione di un primato da conquistare attraverso l’esplicito rifiuto degli ideali democratici, difendendo al contempo quella che i fascisti amavano chiamare la “diseguaglianza irrimediabile e benefica degli uomini”.
 
Nella sua “Dottrina del fascismo”, il Duce espose una concezione dello Stato che apparentemente sembrava aver tratti in comune con il pensiero risorgimentale. In realtà, intendeva annullare in sé ogni tipo di individualità, nell’esaltazione della propria priorità assoluta.
 
L’identità del singolo individuo fu drasticamente annientata, attraverso la celebrazione del sacrificio e della sottomissione alla volontà di Mussolini.
 
La propaganda aveva pieno controllo politico su tutti i mezzi di comunicazione, cosicché avvenne quello che fu definito il processo di fascistizzazione del Paese.
 
I messaggi, che si rivolgevano a tutte le categorie della società, vennero diffusi incessantemente attraverso stampa, radio e cinema, sempre con grande enfasi.
 
Si cercava di giustificare l’iniziativa bellica, al fine di ottenere il consenso generale.
 
L’uso dei mass media diventò ancor più rilevante grazie all’introduzione di mezzi all’epoca molto innovativi. La radio, ad esempio, assunse un ruolo di primo piano. I programmi di svago ed informazione, trasmessi allo scopo di aumentare il numero degli ascoltatori, erano costituiti principalmente da discorsi del Duce, marce ufficiali o conversazioni sul razzismo. Nel 1928 fu anche istituito l’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (EIAR). Il mezzo radiofonico acquisì ulteriore importanza.
 
Addirittura nelle riviste per bambini si trovavano argomenti strettamente legati all’ideologia fascista.
 
Mussolini acquistò i più importanti giornali italiani per accrescere il consenso intorno al regime. Tuttavia, alcuni giornali dell’opposizione, tra cui "La Stampa ed "Il Corriere della Sera", riuscirono a sopravvivere.
 
Le Leggi Fascistissime disposero che il direttore responsabile di ogni giornale appartenesse obbligatoriamente al partito fascista e che lo stesso giornale, prima della pubblicazione, fosse sottoposto a rigorosissimi controlli.
 
Fu inoltre fondato l’ “Ordine dei Giornalisti”. I membri avevano l’obbligo assoluto di appartenenza al partito fascista.
 
Mussolini creò un Ufficio Stampa, in seguito trasformato in Ministero Della Cultura Popolare, con il compito di vagliare ogni pubblicazione, sequestrando tutte quelle giudicate dal partito pericolose o contrarie al regime.
 
Vennero diffuse le cosiddette veline, o “ordini di stampa”, che impartivano determinate disposizioni circa il contenuto, l’importanza e le dimensioni dei titoli.
 
Nel 1925 fu istituita l’ “Unione Cinematografica Educativa Nazionale” (L.U.C.E.), il più efficace mezzo del regime nel campo dello spettacolo. I temi più ricorrenti erano il mito bellico e l’elogio del patriottismo.
 
Nel 1926 l’organizzazione paramilitare dell’ “Opera nazionale Balilla”(O.N.B.) servì a monopolizzare il processo educativo dei giovani italiani, secondo il principio del “credere, obbedire, combattere”, teso a rendere ogni cittadino una sorta di soldato, pronto ad eseguire qualsiasi ordine impartito dall’alto.