La Seconda Guerra Mondiale
IL REGIME DI STALIN IN RUSSIA
Nel 1929 Stalin assunse il completo controllo del partito, dando avvio alla “grande svolta”, finalizzata alla rapida edificazione dell’economia socialista e regolata da una pianificazione statale. Fu così che ebbero inizio la collettivizzazione dell’agricoltura e l’industrializzazione forzata.
Il programma stalinista era fondato sull'unico strumento che avevano a propria disposizione i bolscevichi: lo Stato. Il partito mutò fisionomia: il gruppo politico dirigente divenne una classe di amministratori economici. L’intero sistema di valori fu rivisto, dietro l’apparente maschera di una continuità ideologica.
La dittatura tracciata da Lenin si proponeva di ottenere il consenso di larghi strati sociali, andando a diminuire il divario esistente tra lo Stato e la società. La sua dittatura autocratica era basata sull’esaltazione dello Stato e sul pieno schiacciamento della società.
Sebbene esistessero alcuni elementi di continuità tra il potere di Lenin e Stalin, il cambiamento rappresentò un momento di rottura determinante. L’intervento dello Stato in ogni settore della vita politico-sociale fu notevolmente agevolato da una società debolmente strutturata.
La rivoluzione e la guerra civile avevano indebolito ogni nucleo della società. Gli anni ‘30 furono animati da sanguinari sconvolgimenti sociali. La collettivizzazione e l’industrializzazione forzata sconvolsero completamente il tessuto sociale preesistente.
La Russia si popolò di nomadi e vagabondi, di operai e contadini fuggiti dai villaggi nel tentativo di trovare condizioni di vita più sopportabili. La conseguenza fu che, per far fronte alla crisi sociale, furono ulteriormente rafforzati gli apparati repressivi dello Stato.
Con il ristabilimento del sistema zarista, nel 1932 i contadini vennero di nuovo legati alla terra e gli operai alle fabbriche, mentre i campi di concentramento aumentavano a dismisura.
Il Partito Comunista divenne il principale canale di promozione sociale.
La nuova struttura sociale era caratterizzata da una gerarchizzazione irreprensibile.
La cristallizzazione del sistema gerarchico ebbe come conseguenza il ritorno dei valori tradizionali, destinati a inculcare nelle masse la disciplina, il conformismo ed il rispetto per l’autorità.
Il culto di Stalin, considerato una sorta di dio-padre-padrone onnipotente, si accompagnò alla caccia spietata ai cosiddetti nemici del popolo.
La potente polizia segreta (Nkvd) aveva diritto di vita e di morte su tutti gli abitanti.
In seguito all’assassinio del 1934 di Kirov, prestigioso dirigente del partito di Leningrado, la macchina repressiva si volse contro le elite politiche.
Tra il 1936 e il 1938, nei processi di Mosca, cadde anche l’Armata Rossa.
Alla fine degli anni ’30, Stalin fece distruggere anche lo stesso gruppo dirigente che aveva patrocinato la “grande svolta”.








