La Seconda Guerra Mondiale

ITALIA: DAL DOPOGUERRA AL FASCISMO

Benito Mussolini, uomo assolutamente anti-borghese ed anti-industriale, cercava la folla, la interpellava, la prendeva in seria considerazione. Mussolini vedeva nella massa un “target di consumatori politici” a cui vendere il “prodotto fascismo” ed il “prodotto Italia”.

Gli annunci, durante il periodo del fascismo, mostravano la camicia italiana, gli spumanti Cinzano,  l’automobile FIAT Balilla. Esaltate in modo esasperato la città di Roma, la simbologia classicheggiante, l’immagine di Mussolini come Nuovo Cesare”.

Mussolini intendeva creare una nuova immagine dell’Italia: efficiente, attiva, lavorativa.
Il Duce operò in un vuoto di comunicazione, dato dalla censura e dalla generale povertà dell’epoca.
 
Il fascismo nacque come reazione alla Rivoluzione Bolscevica del 1917. Il suo nome deriva dalla parola “fascio”, facendo riferimento ai fasci usati dagli antichi littori come simbolo di unione. L’ascia simboleggiava il loro potere giurisdizionale.
 
Mussolini, il 23 marzo del 1919, dette vita a Milano ad un piccolo gruppo denominato “Fasci Italiani di Combattimento”.
 
Nel 1938 venne pubblicato il “Manifesto degli scienziati razzisti”, con esplicite dichiarazioni antisemite. Gli ebrei vennero allontanati dalla vita pubblica, spesso privati del lavoro ed esposti a diverse forme di vessazione.
 
Mussolini, il 19 agosto del 1921, nel suo “Diario della Volontà” dichiarava:
 
Il Fascismo é una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la Nazione. Con quale programma? Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo italiano. Parliamo schietto: Non importa se il nostro programma concreto, non é antitetico ed é piuttosto convergente con quello dei socialisti, per tutto ciò che riguarda la riorganizzazione tecnica, amministrativa e politica del nostro Paese. Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o disprezza, ma soprattutto lo spirito fascista rifugge da tutto ciò che é ipoteca arbitraria sul misterioso futuro”.
 
Le radici del fascismo vanno individuate nella profonda crisi della società italiana del primo dopoguerra. L’ideologia fascista venne elaborata durante gli anni Venti, per poi essere stilata nell’articolo scritto da Giovanni Gentile durante il suo incarico di Ministro dell’Istruzione.
 
La crisi economica del dopoguerra, la disoccupazione, i conflitti sociali ed i numerosi scioperi nelle fabbriche del nord crearono, tra il 1919 e il 1922, le condizioni per un grave indebolimento delle strutture statali.
 
Fu così che Mussolini colse l’occasione per porsi al servizio della causa antisocialista.
Le milizie fasciste lanciarono una violenta offensiva contro i sindacati ed i partiti di ispirazione socialista e cattolica.
 
Nel 1920, a Trieste, i fascisti incendiarono la Narodni Dom. La violenza crebbe fino a culminare nella famosa Marcia su Roma, nell’ottobre del 1922.
 
Il Re Vittorio Emanuele III di Savoia preferì evitare spargimenti di sangue, e decise quindi di affidare l’incarico di Presidente del Consiglio a Mussolini.
 
Da Primo Ministro, i primi anni di Mussolini furono caratterizzati da un Governo di coalizione, composto da nazionalisti, liberali e popolari.
 
L’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva chiesto l’annullamento delle elezioni per le irregolarità commesse, provocò una crisi temporanea.
 

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